Racconto ironico-curioso del primo viaggio in Portogallo di una famiglia di esploratori in cerca di avventure.

VIAGGIO A LISBONA
di Cristina Ansuini

28 GIUGNO

Partiamo da Roma nel primo pomeriggio con il cuore gonfio di emozione perché il Portogallo è la prima tappa del nostro giro del mondo (!?)
Eh sì, è un grande obiettivo, ma nostro figlio Tommaso non si spaventa certo per l’immensità dell’obiettivo: lui vuole vedere, vuole conoscere, vuole toccare con mano…non per niente si chiama Tommaso! E poi da qualche parte bisogna pur incominciare, anche per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi.
Noi altri, io, mio marito Paolo e l’altro nostro figlio – nonché gemello di Tommaso – Francesco, lo assecondiamo più che volentieri!
Dopo un comodo volo di circa 2 ore e mezzo, durante il quale leggo Saramago e Pessoa, tanto per entrare nell’atmosfera lusitana, approdiamo all’aeroporto di Lisbona, moderno, pulito e con indicazioni chiare, all’esterno del quale saltiamo su un bell’autobus giallo numero 91 che, in meno che non si dica – il centro città è a circa 8 chilometri -, percorrendo un lunghissimo viale corredato da graziose casette e parecchio verde, ci porta nei pressi del nostro hotel, il Mundial in piazza Martim Muniz, pieno centro.
Mollati sbrigativamente i bagagli, partiamo per la nostra prima esplorazione in terrra portoghese.
Ci incamminiamo, senza un itinerario, preciso verso Praça do Commercio, antica porta della città, vero affaccio sul fiume Tago, Tejo per i Lusitani e subito restiamo affascinati dall’atmosfera rilassata e accogliente che si respira.
Lisbona è una città che non può lasciare indifferenti: i suoni, gli odori, le persone, la lingua musicale…tutto ti avvolge in modo unico e coinvolgente.
La maggiorparte delle strade e dei marciapiedi è ricoperta di ciottoli a mosaico – a volte pericolosamente scivolosi! – che danno una bella sensazione di gusto e di pulito.
Come le case e i palazzi, anche per quanto riguarda i negozi c’è un’alternanza casuale tra lo stile moderno-luccicante e il vecchiotto-polveroso.
Abbiamo notato una quantità di negozi di scarpe davvero impressionante: c’avranno la fissa, ‘sti lisbonesi! Mah!?
Deliziose le vetrine delle pastelerias, un pizzico demodé, ma golosamente ripiene di pane, pasticcini e dolcetti vari dall’aria favolosamente buona, assolutamente da assaggiare!
Bighelloniamo per il Chado, rione antico e affascinante dove troneggiano i ruderi dell’Igreja do Carmo, tra i pochi resti a testimoniare il drammatico terremoto della fine del ‘700 che diede poi vita alla riorganizzazione urbanistica della città, e dove non mancano le piazzette e gli angoli caratteristici, come il bar dove è seduto…Pessoa in persona, pronto a farsi fotografare con chiunque lo voglia!

29 giugno

Dopo una pantagruelica colazione in albergo, pianifichiamo la nostra spedizione all’Oceanario, nella parte più nuova e moderna di Lisbona.
Potremmo prendere la metropolitana, la cui fermata è proprio sulla piazza del Mundial, fermata Martim Muniz, ma optiamo per l’autobus 708, per aver modo di vedere altri pezzi della città, magari meno turistici, ma più veritieri.
Una cosa bellissima, e che secondo me ha del geniale!, sull’autobus il biglietto lo fanno gli autisti stessi, che non ti danno tanti biglietti per quante sono le persone che salgono, ma una sorta di scontrino consuntivo: si risparmia sulla carta e si evitano i “portoghesi”!
A Lisbona guidano tutti in modo “sportivo”, pur rispettando le regole e la buona creanza questo vale anche per taxi e autobus!
Ci gustiamo delle zone della città meno turistiche e si scoprono mondo nuovi, pieni di facce esotiche e interessanti, in un continuo alternarsi di panorami diversi da Baia a Posillipo, dall’EUR alla Giamaica, da Primavalle a Brookline. Anche la lingua, così esoticamente musicale, svolge un ruolo importante nella creazione di questa atmosfera cangiante.

Approdiamo al capolinea del 708, ai piedi di un mega ponte sul Tejo: si tratta del Ponte Vasco Da Gama, costruito in occasione dell’Expo 98. come ci ha detto in seguito un tassista gentile, un certo Silvio Da Silva, è lungo 17 chilometri, di cui 12 sospesi sull’acqua! È davvero impressionante, come è anche impressionante il fiume: è così largo da sembrare un lago!
Passeggiamo per il Parque de Naçoes e ci vediamo circondati da prati verdissimi e curati, palme, fontane e podisti: una sorta di Central Park de’ Nos Otros! Siamo un po’ lontani dall’Oceanario, ma non è un male, questo ci consente di esplorare a volontà e di trovare una…TELEFERICA! E chi se l’aspettava? Saltiamo a bordo dell’ovovia e in un batter d’occhio arriviamo nella zona che ci interessa! Durante il tragitto, tanto per passare il tempo mentre sorvoliamo il Tago, salutiamo gli occupanti delle altre cabine e ci rispondono tutti!

All’ingresso dell’ Oceanário siamo accolti da un simpatico sub, un certo Vasco, che guida i visitatori alla scoperta di animali e piante che popolano questo posto davvero notevole: c’è una grandissima vasca centrale dove nuota una gran quantità di pesci, dal barracuda al pesce luna, dalla manta al tonno pinna gialla…una vera meraviglia! Ma c’è di più: tante sezioni dedicate ai vari habitat del pianeta con animali difficili da incontrare altrimenti, tipo il pinguino di Magellano o la lontra marina.
Questo è il pesce luna!

Un aspetto che mi è piaciuto molto è che alle pareti ci sono brani di racconti e di poesie di autori e autrici portoghesi: un vero balsamo per anime sensibili, che troveranno nuova linfa nelle stazioni di treno e metro (!)

Questo quartiere pensato e realizzato per l’ Expo 98 è davvero molto bello, nonché curato! Belli i palazzi, belli i giardini, belli gli immancabili azulejos, belli i negozi ed i centri commerciali, bella la stazione della metropolitana – dove non compare manco mezzo graffito! –
Tutto moderno e funzionale, ma mai frenetico e ansiogeno(!)

Incamminandoci verso la Estação De Oriente ci imbattiamo in torme di ragazzini con parrucche improbabili ed occhi bistrati…A LISBONA CI SONO I TOKIO HOTEL IN CONCERTO! Francesco è affascinato dalla cosa, ma riusciamo a dirottare al sua attenzione spostandoci al centro commerciale dove, tra le altre cose, acquistiamo pure un pallone del Benfica!
Pallone che non si può fare a meno di collaudare appena approdati in Praça Martim Muniz, dove viene improvvisata una partitina con dei bambini lisbonesi, con i quali si fa subito amicizia: potere del calcio!

La serata è all’Alfama, il vecchio quartiere – un tempo malfamato – del fado, con le strade strette in un susseguirsi di sali-scendi mozzafiato. Lo raggiungiamo a bordo del mitico tram 28: un vero salto indietro nel tempo!
Che stile! Que encanto!
È la sera della finale dei Campionati Europei di Calcio (ancora calcio!…); il Portogallo, come anche l’Italia, è stato buttato fuori, ma gioca la vicina Spagna – contro l’algida Germania – e tutti sono incollati ai televisori, chi in piazzetta, chi all’interno dei ristoranti, chi sul balconcino di casa.
Noi seguiamo con un sano, ma curioso distacco mentre ceniamo in un grazioso ristorante con sottofondo di fado, sorseggiando squisito vinho verde, e gioiamo insieme agli altri quando alla fine la vittoria va alla mediterranea España!

30 giugno

Si cerca di raggiungere Sintra, la vicina e fiabesca cittadina sulla Sierra, ma c’è un problema sulla linea ferroviaria, così optiamo per il Castelo di Sao Jorge.

Il Castelo, con borgo antico annesso, è davvero molto bello e particolare; fu eretto dai Mori, che con ardite operazioni idrauliche, vi fecero arrivare tantissima acqua – ne danno testimonianza i pozzi e le fontane presenti nel parco del castello stesso – e vi convogliarono anche l’acqua calda delle sorgenti della zona – sembra che il nome Alfama derivi proprio da Al-hamma, acque calde in arabo – per poter godere di bagni termali in piena regola.

Da questa altezza si gode una vista davvero, oserei dire, DA URLOOO!
È molto bello anche gironzolare tra i vicoli del borgo, con tanti deliziosi negozietti di artigianato, dove pullulano i galletti di Barcelos simbolo del Portogallo, e gente simpatica, sempre pronta al sorriso.
Troviamo anche una sfiziosa vineria, dove sembra sia cliente fisso Valentino Rossi, che ci fa sempre una puntatina quando gareggia ad Estoril e dove ci facciamo catturare dalla sangria e dai tapas portoghesi.
Scendendo verso Praça Do Comercio, seguendo le rotaie del solito 28, ci imbattiamo nella Cattedrale, detta Sé.
È una costruzione medievale solida, ma non minacciosa. L’interno è maestoso e allo stesso tempo accogliente.
Il fonte battesimale sembra sia quello in cui è stato battezzato Sant’Antonio, quello che noi chiamiamo da Padova(…) ma che in realtà sarebbe “da Lisbona”.
Qui a Lisbona, e all’Alfama in particolare, si fa una grande festa per il giorno a lui dedicato, il 13 giugno; per i vicoli ci sono tracce delle decorazioni luccicanti e colorate preparate per l’occasione. Pare che questa sia considerata la vera festa degli innamorati, durante la quale ci si fidanza e ci scambiano promesse di amore eterno.
La cena è ancora qui, dove occhieggiano da più parti localini accattivanti e a conduzione familiare: stasera si sceglie un posticino dove fanno le sardine assada, arrosto, davvero squisite!, senza farci mancare assaggini vari e i dolci. Abbiamo scoperto che i lisbonesi hanno una cura davvero speciale per i dolci: sanno proprio godersi la vita, non c’è che dire!
Ormai nell’ottica della vita gaudente, prendiamo il taxi per tornare in albergo…tra l’altro abbiamo scoperto che è pure più conveniente dei mezzi pubblici!

1° luglio  nostro tredicesimo anniversario di matrimonio – união –

Dietro pressante richiesta di Tommaso, si parte alla volta di BELEM.
Questa volta ci scarrozza il simpatico tassista Silvio Da Silva, di cui sopra, che oltre a scarrozzarci, appunto, ci spiega anche un sacco di cose: dove si trovano i Docas, ex arsenali sul fiume oggi sede di lussuosi ristoranti e chiassose discoteche, che in Praça do Commercio si affacciano tanti uffici ministeriali e del Comune di Lisbona, che anche qui si tentano inciuci e truffe ai danni dello Stato.
Strada facendo ci mostra pure i lavori alla stazione Cais do Sodrè, il Ministero della Pubblica Istruzione, con giganteschi pannelli espositivi sui progetti di promozione della lettura – il mio pane visto che sono, ahimè!, maestra – e la Residenza del Presidente della Repubblica, il Quirinale lisbonese.

Arriviamo ai piedi della Torre senza quasi rendercene conto e ci salutiamo calorosamente con il Silvio taxista: stiamo sempre più prendendo le abitudini e gli atteggiamenti lusitani! …
Dalle foto che avevo visto sulle svariate guide consultate, me la immaginavo più imponente, ma devo comunque dire che la Torre di Belem è molto bella, di gusto insolito e particolare. In questo periodo poi, non abbiamo capito però il motivo, è stata adornata da una sorta di collanina che le dà anche un tocco etnico.

Entrando ci imbattiamo in un…RINOCERONTE! Sì, proprio un rinoceronte imbalsamato, che sembra sia stato un po’ la mascotte della Torre. Pare che, portato in Portogallo da una delle innumerevoli spedizioni nelle lontane Indie, si salvò da una paurosa tempesta giusto in prossimità della Torre. Il suo profilo è stato anche effigiato su un costolone esterno della Torre stessa.

L’interno della Torre non è un po’ spoglio, però ci sono tante armi antiche vicino alle feritoie, che sembrano proprio pronte a sparare e che ricoprono sempre un grande fascino per i più piccoli!
Sono colpita da una scolaresca in gita che segue una bravissima animatrice intenta a spiegare le vicende della torre su un grosso librone colorato – e per un po’ mi metto a seguire anch’io – queste maestre sempre in servizio…, sotto l’occhio perplesso dell’animatrice stessa.

Quante scale – scomodissime! – che c’ha ‘sta torre!
Però ci ricompensa con dei panorami mozzafiato, che fanno correre lo sguardo fino all’oceano: che meraviglia!

Dopo la torre di Belem non possiamo farci sfuggire il Monumento alle Scoperte, grande vanto del popolo portoghese, quindi ci dirigiamo verso un’altra meraviglia che è il Monasterio Dos Jeronimos, una costruzione imponente e composita, di cui colpisce in modo speciale il chiostro, restaurato da poco e ornato con archetti, trine di marmo, azulejos, scalinate, aiuole…davvero notevoli.

In una sala del piano superiore c’è una mostra con vari ritratti di re e dignitari portoghesi del passato, ma soprattutto un grande pannello circolare con un quadro storico sinottico che mette a confronto la storia del monastero, quella del Portogallo e quella del mondo, quindi dal 1400 ai giorni nostri.
Uscendo siamo testimoni di una manifestazione per la festa della Polizia – abbiamo capito che i Portoghesi sono molto legati a questo posto, il monastero, e qui svolgono grandi parate e manifestazioni: anche la firma di annessione all’Unione Europea è stata posta in questo luogo!

A questo punto insorge il nostro stomaco che, nonostante la solita mega colazione dell’hotel, comunica la sua vacuità e inizia a brontolare…Stavolta ci tocca Mc Donald – ebbene sì, c’è pure qua!…-
Ma il richiamo del mare è sempre più forte: Cascais arriviamoooo!
Alla stazione di Belem prendiamo un pulitissimo e speditissimo treno per la costa e, senza nostalgia alcuna per le rimembranze sabaude, arriviamo nella cittadina di Cascais, con le sue stradine linde, i suoi negozietti “amalfitani”, le sue spiagge bordate da scogli e bagnate da acqua trasparente: come vorremmo fermarci un po’ di più!
Ha un fascino un po’ vittoriano, molto british, con le sue belle villette a picco sul mare col tetto a punta che ricordano tanto la campagna inglese o la periferia di Londra: si vede che i Britannici avevano eletto a loro meta vacanziera questi lidi lusitani e che ci si trovavano proprio bene, e non solo per il Porto che, a quanto pare hanno “inventato” proprio loro!
Si riparte a bordo del treno lindo e tranquillo – c’è sempre tantissimo controllo! – e in una mezz’ora siamo alla stazione di Cais Do Sodrè, sulle pareti della quale saltellano, affaccendati ritardatari cronici…, tanti Bianconiglio di Alice per prendere la metro, linha verde, che ci riporterà al nostro albergo:

dobbiamo metterci in ghingheri per la nostra ultima serata qui – sigh! –
Per salutare Lisbona scegliamo un ristorante dell’Alfama dove si suona e si canta il mitico fado!
Scegliamo La Tasquinha e subito scatta la simpatia con Josè – cantate, padrone, intrattenitore – Luisa, cantante e i loro accompagnatori con chitarra!
È una serata davvero speciale: ci gustiamo un bacalau superbo, degustiamo Porto branco e ci godiamo il fado, questa musica così particolare, che riesci a fare tua, anche se non capisci tutte le parole delle canzoni.
Alla fine ci dedicano pure una canzone – in italiano! – tutta per noi, per il nostro anniversario e così pure gli altri avventori della Tasquinha si prodigano in auguri e felicitazioni! Che bello il calore portoghese! Dev’essere pure contagioso!

2 luglio  – último dia

Dal momento che il nostro aereo parte nel pomeriggio, la mattinata è tutta per noi ed io non voglio sprecarne nemmeno un secondo! Mi alzo prestissimo ed esco da sola, mentre gli altri stanno ancora sonnecchiando.
Che aria pulita e frizzante! Ed io lisbonese tra i lisbonesi! Proprio quello che mi piace in un viaggio: mescolarmi alla vita normale, comune, quotidiana. Tanto per cominciare vado in una pastelaria e mi gusto un bel garodo
, una sorta ci caffè macchiato molto buono, insieme a quelli che fanno colazione prima di andare a lavorare.
Il mio sguardo spazia sulla Praça del Rossio, col suo bel pavimento mosaicato, i suoi bar-pasticceria con le tende parasole, i suoi lustrascarpe – ebbene sì! -, i suoi banchetti con gli omini che plastificano i documenti – a mano! –
Sono circondata da persone che stanno andando in ufficio, ma non c’è la frenesia che si avverte da noi, quando la mattina alle otto le persone sono già sull’orlo dell’isteria.
Prendo il giornale gratis da una gentile signora e continuo a vagabondare, irresistibilmente attratta dal … SUPERMERCATO! Quante marche sconosciute e che prodotti particolari: succhi di frutta al guaranà, gelatina al mango, biscotti con le figurine di Don Quixote, la ginginha, il delizioso liquore tipico al sapore di cereja (ciliegia)…
Che peccato non poter fare una mega spesa!

Ci ritroviamo tutti e quattro alla Piazza del Rossio, a catturare le ultime immagini, ad immagazzinare ancora qualche ricordo…ma è oramai ora di rimettersi in cammino, in fondo Roma ci manca già un po’ – questi romani che non ce la fanno a stare lontano dalla loro unica città! – e a bordo di un taxi sprint ripercorriamo la grande Avenue Almirante Gago Coutinho per arrivare all’aeroporto.
Ciao Lisbona, à próxima vez!