Ortigia, Pippo U Spagattaru, birre e granite. Con Francesca e i suoi amici in giro per il centro storico di Siracusa. Anzi Sarausa

di Francesca

La Sicilia a modo mio #4. SiracusaA casa di Gabriele a Sarausa c’è un salotto megamegamega antico con tutti i divani rivestiti di cellofan e le specchiere coperte che non ci può entrare mai nessuno perché no, però la casa di Gabriele è bella più della tua, è accogliente, è una casa casa. E poi di qua ogni tanto ci passa suo fratello Riccaddo che Gabriele dice che è impottante, lavora in banca e ha mega zite magre con le minne grosse. Io sono grassa con le minne medie ma a Riccaddo lo guardo lo stesso che non è mica brutto.

Gabriele ha tante camere e a me e Luciuzza ci sistema nella camera dei suoi genitori Saro e Tina Barone, perché le femmine dormono con le femmine ed i maschi con i maschi. Che bello c’è il condizionatore così anche se fuori sono 45 gradi all’ombra io stanotte dormo con la copertina e sto da Dio. Però Luciuzza non lo vuole il condizionatore, dice che dopo suda e si fredda e le viene la febbre, che palle. Allora io voglio dormire nella camera con Gabriele ed Andrea che il condizionatore lo usano tutta la notte beati loro. Lei si arrabbia un po’ perché la lascio a dormire da sola, ma io vado lo stesso nella camera con Andrea e Gabriele che poi ridiamo e diciamo cavolate tutta notte e le femmine così dormono anche con i maschi e non solo con le femmine, mica siamo in collegio.

Poi Gabriele dice che è ora di cenare e dice che ci porta in un posto particolare dove non gliene frega niente a nessuno dell’igiene ma si paga poco. Così entriamo in Ortiggia che è il centro storico di Sarausa ed è tipo un’isoletta sul mare attaccata da un ponte e tutti mi dicono che è proprio bella ma bella, ma io penso solo che ho fame e che la macchina l’abbiamo lasciata prima del ponte e a piedi dobbiamo camminare troppo. Fatica.

Questa isola-Ortiggia è tutta in miniatura, le stradine sono strette, un po’ ciottolate e antiche, passiamo in una stradina che Gabriele dice che è vicino a Piazza Archimede e sui muri qui ci sono dei quadri con i dipinti colorati e dei negozietti dentro le pareti dove vendono le cose fatte a mano ed i cibi succhi, poi sbuchiamo vicino ad un forno piccolo che profuma di arancini e panzarotti alle melanzane che sono i miei preferiti, io mi voglio fermare ma tutti dicono no no dobbiamo arrivare al ristorante particolare che dice Gabriele.

Ci infiliamo in un’altra stradina con le bancarelle che vendono i bracciali e i ciondoli colorati coi pesci, e poi Gabriele grida: “U spagattaru” e si infila in un buchino sulla parete. Andrea lo segue saltando ed io lenta penso solo che ho fame. Il ristorante particolare dove mangiare si chiama “Pippo U Spagattaru”, che poi in realtà si chiamerebbe Turi ma Pippo mi piace di più, ci sono solo quattro tavoli tutti attaccati dentro una stanza piccola, non c’è l’aria condizionata ed io sudo sudo.

Pippo è un uomo grasso, non come la signora Franca di Messina, ma grasso e sudato anzi squarato. Lui da del tu a tutti anche a me che non mi ha mai visto e mi chiama Sticchiu che tu mi hai detto che è volgare ma io rido lo stesso perché questo Pippo è proprio simpatico e tipico, più tipico di te.

Prima di ordinare Pippo guarda Ferdinando l’amico di Gabriele e gli urla che lui ha “le minne suquarate”, tutti ridono, se ho capito bene che vuol dire mi sa che anche io ho le minne squarate ma fingo di nulla perché le volgarità io non le dico, anzi le dico, ma solo in romagnolo così qua nessuno capisce.

Gli spaghetti di Pippo sono succhissimi, io ne ordino un piatto gigante mega gigante e mega succo pieno di pesce e lo finisco tutto anche se nessuno qua ci crede. Tutti sudiamo e mangiamo ma più mangiamo che sudiamo così siamo felici.

Quando usciamo dal ristorante Ortiggia è tutta un farfuglio di luci e nella piazza principale le luci si appoggiano sul duomo e si trasformano in ombre, luci ed ombre e sui tavolini del bar sulla piazza granite sucche alla mandorla. Ne ordino una pensando che è fresca e arrivi anche tu a raggiungerci. Andrea dice che lui vuole una birra e non una granita come me e Martino, che se Martino beve più di quattro birre poi si addormenta ma se vede una birra poi sicuro che ne beve almeno cinque e poi dice che vuole andare a letto perchè ha sonno.

Così tu ci porti nella strada dietro la piazza dove ci sono due pub con le poltroncine fuori e mega tante persone vestite un po’ bene. Gabriele ordina le birre ma lui non può berle perché ha un po’ di appendicite, invece io, Andrea, te e Martino ne beviamo tre a testa e siamo un filin bagattati, che bello essere bagattati ad Ortiggia, tutto diventa sfocato, i contorni delle viuzze si mozzano e non so dove iniziano e dove finiscono ed i personaggi dei quadri colorati iniziano a muoversi e mi accompagnano di fianco a te che mi guardi fisso fisso e mi dici “minchia non devi dare da confidenza annessuno se non sei cummia”. Io non ti dico niente e continuo a seguire i quadri con i personaggi scappati, e penso che Ortiggia è molto più bella di Catania perché a Ortiggia è bello perdersi fra i negozietti le ombre le luci e le birre… ops Martino ne ha ordinata un’altra ed ora gli è venuto sonno e dobbiamo tornare a casa, però a Ortiggia ci voglio tornare presto.