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Il silenzio della Patagonia

By Ottobre 20th, 2012 No Comments

In forma di appunti di viaggio alcune considerazioni sul mio ultimo viaggio in Argentina.

Il silenzio della PatagoniaIl tragitto per arrivare a Buenos aires è veramente lungo ! Torino -Malpensa, poi Malpensa -Madrid e ancora Madrid- Buenos Aires, cambio di aeroporto con spostamento di circa un’ora di taxi.

Buenos Aires -Viedma, abbiamo sorvolato la verde pampas argentina e via via che si andava a sud il paesaggio da sub tropicale si trasformava in una specie di tavolato leggermente ondulato attraversato ortogonalmente da piste e strade bianche.

A Viedma abbiamo affitato una macchina e ci siamo inoltrati nella Patagonia , per un po’ abbiamo costeggiato il fiume Rio Negro poi ci siamo addentrati nella Patagonia piu desertica per circa 250 km, abbiamo quindi raggiunto la prima cittadina, una sorta di villaggio (San Antonio oeste) adagiato in una grande baia atlantica piena di luci e sapori e odori tipici dell’oceano meridionale.

Qui mi ha colpito la grandiosa vastita’ e imponenza delle maree, l’acqua invade la grande insenatura, modificando la percezione del paesaggio non solo dal punto visivo.

Come tu sai nell’emisfero australe le stagioni sono invertite e li era primavera i rari alberi erano tutti in fiore, e non dimentichero il profumo di un lillà vicino la finestra della mia camera, un melo tutto imbiancato di petali bianchi, ma soprattutto i fiori rossi come carboni accesi di una pianta che sembrava sprizzasse schegge incandescenti da tutti i rami.

Poi ci siamo spostati a Las Grutas, un paradiso naturalistico con una larga spiaggia piatta protetta da un’alta falesia granitica . Li ho visto i delfini nuotare proprio a due passi da noi e sopra nel cielo azzurro di lapislazzuli il volo dorato di uno stormo di pappalli chiassosi e birichini, che inanellava una ghirlanda di piume dai colori quasi fosforescenti. All’ orizzonte nuvole basse gonfie di vapori rosati si rincorrevano velocissime come non ho mai visto in natura.

Il paese di Las Grutas è una sorta di Rimini in miniatura, si anima una volta l’anno nel loro feriodo estivo (gennaio-febbraio), ora pressoche deserta, senza anima viva, metafisica, isolata nel silenzio della patagonia, in attesa di quel evento di maree, correnti tropicali e giusta inclinazione terrestre che per due mesi l’anno la riscalda portando le gelide acque antartiche a riscaldarsi fino a 20-22 gradi, richiamando molti bagnanti.

La Tappa successiva ci ha visti proseguire verso sud per oltre 300 km in un paesaggio sempre piuù desertico, la strada che attraversa longitudinalmente l’argentina, l’unica, d’altronde asfaltata, percorsa da rarissimi camion, ci ha portati fino nella penisola di Valdes per l’incontro con le Balene che una volta l’anno vengono a “pascolare” il krill” sulle spiagge tranquille della Patagonia meridionale prima di sprofondarsi nell’ immensita’ dell’oceano.

Attraversando il grande vuoto della pianura patagonica, ho avuto modo di fare diverse riflessioni esistenziali. Spesse volte, nella mia vita, ho corteggiato il pensiero della solitudine, dell’isolamento, del ritiro dalla vita sociale , dall’allontanamento dagli uomini e dalle loro ipocrisie; nei momenti di sconforto mi reggeva l’idea che un giorno tutto sarebbe finito questo gran teatro sociale e pubblico e finalmente mi avrebbe accolto nel suo grande abbraccio un nirvana orientaleggiante che mi avrebbe custodito e difeso …e avrei incominciato a vivere la mia vita, in modo autentico.

Sognavo una piccola casa sperduta fra le pendici dell’Himalaia, una capanna sulla costa atlantica brasiliana, un isoletta sperduta nel mare Egeo, lontano dal mondo, dagli uomini, dalle responsabilità, dalla fatica, dal lavoro, magari in quella Patagonia descritta con pagine memorabili da Saint Exupery nel suo libro “vol de nuit” o da Chatwin nelle foto e nei ricordi personali.

Ora che ho conosciuto questo luogo ai confini della terra, i suoi silenzi sferzati dal vento, la pianura leggermente ondulata degradante dalle lontanissime Ande , i suoi laghi salati dalle rive calcinate e dall’assenza di vita , poche greggi di pecore , qualche cavallo allo stato brado , alcuni lama dallo sguardo ebete, una vegetazione rada con cespugli spinosi, pochissimi alberi stecchiti e steli d’erba rigidi e affilati come stiletti, ebbene, credimi ho cambiato radicalmente idea.

Ho scoperto che quando sei messo nella condizione di sentire il vero respiro del mondo, ti puo’ cogliere un senso di terrore oceanico. Perché quando attorno a te si fa silenzio e desertica solitudine e cogli l’essenza della tua esistenza ,allora percepisci la sua pochezza e inutilità , ti pervade un sensazione di timore e tremore che ti spaventa e potrebbe annientarti.

Noi uomini occidentali non possiamo piu’ ascoltare il battito del cuore della natura direttamente ,quando questo si esprime senza mediazione culturale , si lo possiamo percepire e apprezzare ,ma per tempi limitati, con un’attenzione fluttuante, sapendo che il silenzio dell’uomo è breve e non dura all’infinito, siamo confortati dal fatto che ne abbiamo esperienza per libera scelta “turistica” e non per necessità esistenziale, ben sapendo che possiamo e sappiamo in ogni momento tacitare, quando è necessario, ogni emozione spaesante e terrifica con apprezzamenti di tipo romantico, annotazioni personali sulla bellezza oleografica del paesaggio, il colore pastello della sua vegetazione polverosa che sta sbocciando nella primavera incipiente, le tonalità pervinca e corallo dei tramonti che incendiano il cielo australe con una teatralità da film holliwoodiano, le sue albe dorate e rosa struggenti come il sorriso di un bambino, e magari trasformare tutto questo impeto di emozioni in una bella foto che ricorda le cartoline che abbiamo visto nei supermercati.

Dunque bella la Patagonia, ma come esperienza turistica, non come luogo per far riposare e rinfrancare la nostra anima che adesso non anela piu i silenzi metafisici, gli spazi bucolici, le solitudini romantiche, ma prevede per la sua vecchiaia un’esistenza piena di sollecite e sempre nuove esperienze, case comode, confort borghesi, cibi sani, acqua fresca e abbondante ,medici preparati e competenti, vita sociale calda e coinvolgente, amici simpatici con cui condividere nuove esperienze e nuovi saperi.

Good bye Patagonia, addio, ma per sempre, ora so cosa voglio per quando i miei movimenti rallenteranno, le mie gambe mi sosterranno con meno forza, la mia intelligenza non sara piu tanto vivace, e il mio stomaco piu difficile e nuovi acciacchi si aggiungeranno ai vecchi. Ora so che è la grande città che mi accoglierà e mi custodira’.

di Giovanni Cordero

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