Dromoland Castle
Appunti di viaggio alla scoperta dei più affascinanti links d’ Irlanda.
Martedì 10 Agosto.

La nostra avventura golfistica inizia all’aeroporto di Venezia al check in del volo Air Lingus per Dublino. Le nostre sacche da golf vengono guardate con sospetto dalle hostess e subito tassate di 20 Euro cadauna. L’aeromobile della compagnia di bandiera irlandese dimostra i suoi anni ed il trattamento a bordo non è dei più ospitali: un solo snack per quasi tre ore di volo e per di più a pagamento! All’arrivo siamo più fortunati, alla Herz ci assegnano una Mondeo con cambio automatico allo stesso prezzo della Focus prenotata dall’Italia. I primi approcci con la guida a sinistra sono a dir poco preoccupanti, ma migliorano con il passare dei minuti e dei kilometri.
Troviamo a fatica il Crown Plaza che pur è vicino all’aeroporto; è tardi, non si può più cenare, ma con il room service arriva in camera una torta al triplo cioccolato ed un buon the. Domani andrà meglio.

Mercoledì 11 Agosto.

Sveglia alle 8, saltiamo la colazione in albergo per un caffè on the road…
Da che parte ci dirigiamo? Optiamo per un golf club abbastanza vicino per riconciliarci con l’ Irlanda. Il più vicino è il St. Margarets un ottimo percorso firmato da Jack Nicklaus, ma lo scartiamo per averci già giocato nei due precedenti viaggi in Irlanda nel 1991 e nel 1998. Per lo stesso motivo non prendiamo in considerazione lo splendido The Island, un links a nord di Dublino, davanti al villaggio di Malahide, e decidiamo per un itinerario che ci porti al nord, verso Belfast, dove la nostra guida Peugeot ci segnala il County Louth, un links classificato tra i primi dieci campi d’Irlanda.
Raggiungiamo la cittadina portuale di Drogheda che sembra essere l’unica del paese a non aver beneficiato dei contributi europei per lo sviluppo. Ci lasciamo alle spalle le modeste abitazioni ed i docks e dopo alcuni kilometri arriviamo al Club: con grande sorpresa scopriamo che oggi il campo è riservato ai soci, peccato! Cerchiamo di bere il primo caffè con i tipici scoones, ma anche al bar i turisti non godono di grande attenzione; sarà così perché è mercoledì o è uno standard?
Prendiamo questo incidente di percorso con una certa filosofia, anzi come un messaggio che ci induce a cambiare il programma fatto al mattino: non andremo più verso il nord, e i campi di Ballyliffin, Portstewart e Portrush, per poi raggiungere più a sud il Connemara, ma decidiamo di puntare decisamente a ovest e attraversare il paese in orizzontale, per fare poi il nord in un secondo tempo. Ci dirigiamo verso Mullingar, già meta di una sosta in passato e di una epica quanto gelida partita di pesca al luccio ed al persico, e di lì proseguiamo per Athlone, proprio nl centro della repubblica irlandese, con il proposito di arrivare a Galway sulla costa occidentale.
La stanchezza del viaggio si fa sentire, consultiamo nuovamente la guida Peugeot: a 10kilometri a nord di Athlone è indicato un 18 buche di buon livello, il Glasson Golf Club www.glassongolf.ie verso il quale prontamente ci dirigiamo. Con grande sorpresa si tratta di un Golf Hotel con vista su un paesaggio da cartolina: infatti tutt’intorno all’hotel un curatissimo parkland che si affaccia su un lago costellato di isole e isolette, solcato da vele e motoscafi. Grande ambientazione! Al ricevimento ci viene proposto un package: golf, cena, camera e colazione a 140 euro. Sono le 16 e 30, il tempo è incerto, ma la voglia di giocare ha il sopravvento: prendiamo due trolley e via. Il percorso non sembra impegnativo, e alla buca 2, par 5, siglo un facile birdie. Osserviamo i leprotti che incuranti dei golfisti scorrazzano per il campo. Nelle prime 9 buche ci prendiamo tre delle tipiche docce d’agosto, ma nessun problema per noi duri! Ma il cielo si incupisce e dal lago arriva un bel temporale con tuoni e fulmini. Alla 14, uno stupendo par 5, la signature hole del G.C. Glasson, dobbiamo darcela a gambe; resta il rammarico per non aver potuto giocare le buche più belle.
Ci consoliamo con un’ottima cena, servita in un ambiente arredato in stile locale, sobrio ma caloroso, basta dire che le due stufe a legna sono accese per l’occasione.
Giovedì 12 Agosto.

Dopo un abbondante Irish breackfast a base di uova, bacon e vari tipi di salsiccia locale, passiamo alla cassa. Il direttore quando sente che non abbiamo potuto apprezzare per intero il percorso ci invita a tornare, e per essere più convincente ci fa omaggio dei due green fees.
Mr. Jones è proprio un irlandese simpatico e sa il fatto suo in materia di ospitalità. Ci rivedremo Mr. Jones, ma ora il Connemara ci aspetta; l’arrivo a Clifden è previsto in meno di tre ore, e nel pomeriggio dovrebbe sbucare il sole! Dopo tre ore di guida a sinistra, sotto la pioggia, siamo appena alla periferia di Galway, bloccati forse per un incidente sul raccordo per la 59, la strada per il Connemara. Passa un’altra ora prima di arrivare ad uno svincolo, e qui cambiamo rotta e ci dirigiamo a sud verso Limerick. La guida ci viene ancora in soccorso indicandoci a pochi kilometri il Golway Bay Golf Club . Alla richiesta di poter giocare ci consegnano velocemente due trolley prima ancora di incassare i green fees. Appena arrivati al tee della buca 1 il cielo si apre e viene giù una pioggia torrenziale; a nulla serve indossare velocemente le tute da pioggia, in un attimo siamo bagnatissimi, ma dobbiamo proseguire: un gruppo di giocatori locali ci incalza. Alla seconda buca smette di piovere, esce il sole e la temperatura sale improvvisamente, siamo ben contenti di spogliarci e di cominciare ad ammirare il paesaggio che ci circonda. Il percorso è un sea side molto curato ed impegnativo che meritava di essere giocato. Dopo le 18 buche siamo piuttosto stanchi, tanto che non ricordiamo di avere ancora l’ora italiana sui cellulari. Ci rivolgiamo all’hotel limitrofo al gol club per avere una stanza e per cenare: la stanza c’è ma si può cenare solo fino alle 20 e 30.
Noi crediamo che siano già le 21 e così, alquanto seccati, decidiamo di ripartire. Dopo pochi minuti di strada ci accorriamo dell’errore, ma prendendolo ancora una volta per un messaggio decidiamo di non tornare all’hotel e proseguiamo per Galway in direzione di Clifden. Percorsi 30 kilometri il Glenlo Abbey Hotel, un 5 stelle con campo da golf a 9 buche, ricavato dalla ristrutturazione di una vecchia abbazia. E’ la giusta ricompensa a due pellegrini per una giornata tanto impegnativa. Ancor più bello è scoprire che la cena ci verrà servita all’interno di un vagone dell’Orient Express, il Pullman Restaurant, parcheggiato sui binari davanti all’hotel. Ci accoglie un aitante cameriere che scopriamo subito essere catalano e che chiacchera volentieri con noi in spagnolo, confessandoci la sua nostalgia per il sole caldo e per la sua Barcellona. Il servizio è ottimo e la carne di irish beef è squisita. Dopo un irish coffe e una passeggiata intorno all’abbazia illuminata raggiungiamo la nostra stanza ed il letto a baldacchino dove far riposare le stanche membra.

Venerdì 13 Agosto.

Arriviamo in sala colazione quasi fuori tempo massimo, e da qui possiamo osservare il bel panorama offerto dal parco in cui si snodano le 9 buche del Glenlo Abbey Golf Club www.glenlo.com e più in lontananza una zona paludosa che si affaccia su una grande baia. Decidiamo di affrontare questo percorso prima di proseguire e il disegno del campo, unito alla natura incontaminata, ci compensano della scarsa cura con cui è tenuto il campo stesso, motivo questo per cui il green fee è forse il più “cheap” d’Irlanda, 20 euro a persona. D’interesse è il fatto che il tracciato prevede doppi greens, a volte gemelli, sia pur distanziati, e a volte talmente distanti, come alla 8/17, che nel primo giro è un par 4 e nel secondo giro diventa un par 5. Il campo è frequentato per lo più da ragazzi del posto non particolarmente abili come invece ci si potrebbe aspettare. Lasciamo Glenlo Abbey per inoltrarci lungo la 59 verso Clifden. Il primo paese è Oughterarden, che secondo la guida dispone di un buon 18 buche. Poiché è sulla strada ci fermiamo per un caffè. Il percorso che si snoda dalla club house è un parkland appena piantumato che non ci ispira un gran che come il caffè davvero pessimo. Ripartiamo e finalmente entriamo nel territorio del Connemara: aspro, selvaggio, caratterizzato da brughiere desolate, costellato da laghi e poi da fiordi che rientrano per kilometri, tanto che non è facile distinguere gli uni dagli altri. Cumuli di torba lungo la strada, messi ad essiccare, pensiamo, e pecore che vagano come sperdute. Il paesaggio è davvero incantevole, ma la strada è stretta e sconnessa, e l’arrivo di vetture in senso contrario genera ogni volta un tantino d’ansia. Scegliamo una deviazione per la costa e l’occhio ne viene gratificato, si sale e si scende per stradine tortuose, il panorama muta continuamente, poche case isolate dove 2-3 ragazzini per volta ci salutano sorridenti o giocano a pallone. Barche di pescatori rientrano in porto seguite da decine e decine di pellicani che raccolgono gli scarti della pesca giornaliera.
Dopo 3 ore di su e giu arriviamo a Clifden, capoluogo del Connemara, una cittadina di 1500 anime caratterizzata da alcuni negozi dai colori vivaci e da numerosi bar e ristorantini per i turisti, in maggioranza appassionati di mare, pesca e vela. Cerchiamo una sistemazione per la notte: le indicazioni per i pochi hotel sono vaghe, ci perdiamo più volte, alla fine decidiamo di andare verso il golf che è indicato a 13 kilometri da Clifden. La strada si fa ancora più stretta e spesso bisogna fermarsi per far passare il veicolo che transita in direzione opposta; chiediamo ad un paio di B&B, è tutto occupato, ma poi troviamo una stanza per la notte in un piccolo lodge. Per cenare ci consigliano la club house del golf che troviamo affollata di avventori locali resi ancor più rumorosi dai grandi boccali di birra bevuti. Non sembrano particolarmente felici di servirci, ma con un po’ di pazienza riusciamo a cenare davanti ad un maxi schermo che trasmette la prima giornata del PGA of America. Verso le 22, quando tutti i giocatori hanno fatto rientro in club house, il brusio aumenta, la gente discute animatamente, si accalora, incurante dei vicini e degli altri avventori che seguono con grande interesse in TV i colpi dei propri beniamini. Decidiamo di far ritorno al nostro lodge.
Sabato 14 Agosto.

Non abbiamo dormito molto, a causa del cibo troppo speziato e degli strani rumori di origine idraulica del piccolo lodge. Alle 10 siamo al golf pronti per partire per l’agognato giro di 18 buche, ma ci viene comunicato che è tutto “fully booked”. Insistiamo cordialmente citando la lunga strada percorsa per giocare proprio lì e lo starter ci assegna una partenza immediata con 2 americani, non prima di averci chiesto se siamo marito e moglie. Certo, rispondo io, ma perché? Perché c’è lo sconto se siete sposati! E se lo siamo da più di 30 anni? Meritereste di giocare gratis! Ma anche noi dobbiamo campare! E giù una bella risata. Gli americani non si presentano e così la nostra avventura sui links inizia in solitario. Il Connemara Golf Club è degno della sua fama, reso difficile soprattutto dal vento che spazza i fairwais e dal rough alto, nonché dai green bellissimi, compatti, ma con pendenze indecifrabili. Dalle buche più alte si possono ammirare le spiagge di sabbia bianca dove alcuni temerari entrano i acqua fino a mezzo busto. Tre cavalli bianchi galoppano liberi nella brughiera tra il campo da golf e la spiaggia. Alla buca 2, un par 4, Mavi piazza la palla in asta per un facile birdie. Le prime 9 buche sono abbastanza piatte, ma le seconde 9 sono davvero fantastiche, sia per architettura golfistica che per scenografia. Mavi alla fine chiude in par e torna in vantaggio nella nostra sfida per decidere a chi tocca pagare la cena.
In club house, davanti ad un club sandwich, pianifichiamo le prossime tappe. Prevediamo di andare al nord e giocare a Westport, a Sligo, a Portrush, a Ballyliffin, per poi tornare verso Dublino.
Sulla stretta strada per Clifden incontriamo un corteo nuziale: possiamo ammirare l’eleganza della sposa e delle sue damigelle, ma ancor più degli uomini in smoking e cilindro, come pure un bambino di 6 o 7 anni. Lasciata Clifden passiamo a fianco del Connemara National Park e quindi entriamo nella contea di Mayo.
Ci colpisce il paesaggio dolce ed un fiordo che sembra non finire mai e in cui risaltano i segnali colorati degli allevamenti di mitili. Arrivati a Westport, ridente cittadina balneare, facciamo una capatina al golf, e quello che vediamo è un pettinato quanto anonimo parkland. Non è quello che vogliamo: consultiamo la guida e ci dirigiamo verso Enniscrone dove è indicato un vero links.
Raggiungiamo dopo circa 3 ore di macchina il villaggio di Ballina, io sono piuttosto affaticato e così optiamo per un hotel in zona. All’ hotel troviamo il secondo matrimonio della giornata: gli invitati sono tutti un po’ brilli e stanchi. Alla reception incontriamo Federico di Lecco che fa il cameriere qui da 5 mesi. Come mai proprio qui? Me lo chiedo anch’io ogni mattina! Risponde Federico che forse non arriverà a terminare il suo contratto che dura fino a marzo 2005. La cena è servita al ristorante dell’hotel, il menu non è particolarmente interessante, ma il servizio è più che buono, curato da personale di ogni nazionalità: filippina, malese, coreana, indonesiana, come ci ragguaglia Federico che ci fa compagnia volentieri in quanto siamo la terza coppia di italiani che incontra da quando è arrivato.
Domenica 15 Agosto.

Lasciamo di buonora la cittadina di Ballina per la vicina Enniscrone, dove al locale Golf Club
Non accettano visitatori: è il Lady President day. L’Enniscrone Golf Club www.enniscronegolf.com è uno dei links più quotati d’Irlanda e ci teniamo tanto a giocarci; spieghiamo a Mary del bar e a Paul, lo starter, lo scopo del nostro viaggio, e allora con grande ospitalità ci viene concesso di partire davanti al primo flight di Ladies in gara.
Il rituale si ripete: via di corsa e dopo il primo drive inizia a piovere!
Il tempo di aprire gli ombrelli e coprire le sacche che un forte vento spazza le nubi e inizia ad influenzare il nostro gioco; nonostante ciò lo spettacolo è grandioso, e forse per questo, alla buca 2, un lungo par 5, Mavi imbuca l’approccio per il birdie. Anche oggi sarà difficile batterla, anche perché i miei driver atterrano spesso nel rough alto che delimita i fairwayes. Recupero con alcuni punch shots che con questo vento sono colpi davvero efficaci e che, quando riescono, danno grande soddisfazione. Le prime buche sono bellissime, molto mosse, con vista sull’oceano fino alla 6 e alla 7, due buche alquanto anonime, per tornare poi al paesaggio “lunare” tipico dei links. Di fronte alla 10 e fino alla 12 possiamo ammirare un’isola di 65 acri acquistata dal grande Nick Faldo, vincitore di 5 major, per costruirci un nuovo campo di golf a 18 buche. Mavi gioca benissimo le seconde 9 buche e il verdetto finale è che anche questa sera toccherà a me pagare la cena.
Salutiamo e ringraziamo la Lady President e ci dirigiamo verso Sligo, 70 kilometri da Enniscrone, prossima tappa del nostro viaggio.
La ricerca di un hotel che ci “ispiri” è infruttuosa, optiamo per un B&B con parco antistante molto curato: la stanza è spaziosa e molto pulita, degna della tradizione dei B&B irlandesi. Su consiglio della padrona di casa scegliamo il ristorante The waterfront nel vicino villaggio di Rosses Point, celebre per aver dato i natali e ispirato la poesia di William Butler Yeats, e la pittura del fratello Jack. Il locale è carino, il servizio è rapido e cordiale, e la cucina a base di pesce è di alto livello.
Completiamo la cena con l’immancabile Irish coffe. Rimaniamo svegli fino a tardi per seguire in televisione le fasi finali del PGA of America sul campo di Whistling Straits nel Wisconsin, un links progettato da Pete Dye ispirandosi al percorso del Royal County Down nei pressi di Belfast.
Il tracciato di Whistling Straits è talmente spettacolare www.pga.com/pgachampionship/2004 che decidiamo di andare a visitare l’originale e così, prima di addormentarci, studiamo il percorso stradale per includere il Rojal County Down tra i prossimi obiettivi del nostro viaggio.
Lunedì 16 Agosto.

Alle 7 e 30 suona la sveglia, incredibilmente c’è già il sole che fa capolino tra le nuvole. La colazione è ottima, il servizio è di ceramica, molto grazioso.
Arriviamo al Golf Club Sligo, non ci sono molte macchine, e possiamo partire subito per le 18 buche, non senza aver apprezzato lo sconto per essere marito e moglie. Già alla buca 3 il panorama ci gratifica della scelta fatta; comprendiamo come mai tutta l’area è dedicata al poeta W.B. Yeats.
Abbiamo quasi la sensazione di essere soli al mondo, l’unico rumore è quello del vento, poi, qua e là, in lontananza, si vedono altri gruppi di giocatori.
Il percorso sembra piatto rispetto ai precedenti, ma alla fine risulterà piuttosto impegnativo, con tees per le donne a fianco di quelli per gli uomini, e di conseguenza con par ed handicap distinti, tanto che il par del campo per gli uomini risulta essere di 71 e per le donne 75. Mavi si esalta anche su questo percorso con tee shots lunghi e approcci precisi; i greens belli e finalmente decifrabili permettono di realizzare ( a Lei) uno score sotto il par per la terza volta consecutiva e, a me, di pagare la cena per la terza volta consecutiva.
Partiamo da Sligo abbagliati dal sole e dalla vista di tre baie stupende che circondano il links, e dalla scena toccante di un papà che accompagna la figlia, adolescente disabile, lungo la prima buca dello Sligo Golf Corse. Una menzione infine per la club house, nuova, che la nostra guida dava di basso livello e invece è la più moderna vista fin ora. Complimenti al Sligo Golf Corse per i suoi 110 anni portati benissimo.
Dobbiamo percorrere quasi 200 kilometri per giungere alla nostra destinazione: Newcastle nell’Irlanda del Nord. A poco a poco il paesaggio cambia, è meno selvaggio, più abitato dall’uomo, i terreni sono coltivati, le mucche sostituiscono le pecore, le colline prendono il posto della brughiera e dei laghi. Ci fermiamo per un gelato e scopriamo di essere nell’Ulster dalla moneta, dal colore delle targhe, dalla frenesia del traffico, anche nel piccolo paese in cui ci siamo fermati.
Dopo tre ore di traffico intenso raggiungiamo la periferia di Belfast, e da lì in meno di un’ora, la cittadina balneare di Newcastle. Non è facile trovare il Golf Club e tanto meno un albergo; non c’è più traccia dei B&B, forse qui non si usa, e così a malincuore entriamo nell’hotel segnalato dalla guida. Si chiama Slieve Donard, è un grande edificio rosso carico di anni, all’interno di un bel parco che dà sulla spiaggia, accanto al golf. Quello che ci colpisce è il livello di servizio e la qualità del menu, non certo all’altezza dei prezzi praticati. La stanza che ci assegnano dà all’interno sulle cucine: puzza e rumori sgradevoli fanno scattare la richiesta di cambiare stanza; con un supplemento di 30 £ veniamo accontentati. Domani torneremo di corsa nella Repubblica d’Irlanda!
Martedì 17 Agosto.

Lasciamo volentieri questo hotel mal gestito, dove dobbiamo controllare anche il saldo del conto per scoprire che hanno caricato 10£ in più! Il SLVLV, ovvero Se La Va La Va, non è una prerogativa italiana.
Il Rojal County Down è affollato di americani, alcuni arrivati in pullman da Killarney, nel sud ovest, e la coda al pro shop per pagare i green fees procede lentamente: tutti comprano souvenir da poche sterline ma pagano con carte di credito! Fortunatamente da Sligo avevo fatto una prenotazione e così riesco a pagare in pochi secondi, ma quando guardo la ricevuta resto allibito: 100£ per persona, 300.000 vecchie lire e qui non c’è sconto se si è marito e moglie; business is business, siamo nel Regno Unito. Speriamo che il percorso sia, in proporzione, tre volte più bello dello splendido Sligo Golf Corse!
Ci precipitiamo alla partenza e riusciamo ad infilarci tra due fly di americani. In effetti il percorso è molto mosso, lungo ed impegnativo. I drive fuori linea vengono inghiottiti da vaste aree di cespugli di rovi di more, o dai piccoli bunkers pronti a ricevere ogni altro colpo fuori traiettoria; i greens sono perfettamente curati e velocissimi: è proprio un gran bel percorso da campionato. Le prime 9 buche sono più movimentate e nonostante la lunghezza (par 3 di 190 metri e par 4 mediamente di 380 metri!) gioco un buon 5 lordo, mentre Mavi dopo una buona partenza, alla buca 3 mette male un piede su uno dei tantissimi cespugli di erica e si fa male ad una spalla, così che il suo gioco ne risente. Le seconde 9 sono più piatte, con la 16 un corto par 4 di 250 metri, e la 17 con un ostacolo d’acqua poco tipico dei links (un’ isoletta), davvero non all’altezza del percorso. La stanchezza si fa sentire, dopo due par alla 13, un par 4 hcp 2, e alla 14, un par 3 di 192 metri davvero ben protetto, alla 15, un par 4 di 405 metri con due profonde depressioni coperte di rovi, una a ricevere i colpi aperti nel dog leg verso destra e l’altra a ricevere i colpi lunghi verso sinistra, come il mio drive, porto a casa con difficoltà un triplo bogey che rovina il mio score. La 17 e la 18 sono causa di due doppi bogey per entrambi, ormai siamo sfiniti dal percorso nonché dall’attesa per il gioco lento dei quattro americani che ci precedono.
Il giudizio su questo links viene ala fine condizionato anche dal continuo disturbo che i numerosi addetti ai lavori con i loro macchinari arrecano al gioco alterando quella dimensione di serenità che si dovrebbe pretendere dopo aver tanto speso per essere lì.
Decidiamo di dirigerci verso Portmarnock, vicino all’aeroporto di Dublino, località di mare che già conosciamo, famosa per due dei più bei links d’Irlanda. Abbandonato il Regno Unito il paesaggio si fa più rigoglioso, le case lungo la strada costiera sono ben tenute con giardini ricchi di ogni tipo di fiori, e subito riappaiono i B&B. We loves this country! Arrivati a Portmarnock troviamo subito un B&B di rimpetto al Portmarnock Golf Hotel & Links.
La cena , pagata finalmente, e virtualmente, da Mavi, non può che essere all’Osborne Restaurant all’interno del succitato Hotel. L’ambiente è piacevole come lo ricordavamo per avervi soggiornato cinque anni fa con Stefano, nostro figlio. La cucina di ottimo livello è una garanzia.

Mercoledì 18 Agosto.

La sveglia delle 8 ci fa scoprire che piove a dirotto. Scendiamo per colazione e poi torniamo a riposare fino a mezzogiorno. Il tempo sembra in via di miglioramento.Attraversiamo la strada e siamo nella club house del Portmarnock Hotel & Golf Links da cui parte il percorso disegnato da Bernard Langer. Per il momento il campo è chiuso a causa della troppa pioggia caduta; finalmente alle 14 si può partire con le scuse, ed un piccolo sconto sui green fees, per le condizioni non ottimali del tracciato.
Lo ricordavo più mosso ed impegnativo, ma forse il merito va ai miei drives che oggi funzionano a meraviglia. Comunque non sono certo le distanze di ieri, né il rough è così punitivo, ma i green sono poco curati, come altre parti del campo che appare carente di manutenzione. In compenso è come se fossimo soli in campo. Alla fine verifichiamo di non aver avuto reali occasioni da birdie,
come nei giorni scorsi, ma negli score non ci sono neppure dei disastri. Io chiudo con 7 par e 11 bogey, due colpi sotto il mio handicap, e Mavi addirittura 6 colpi sotto il suo handicap. Stasera, tanto per cambiare, pago io.
Scegliamo di cenare nella vicina località di villeggiatura di Malahide, a 4 kilometri, famosa per li shop di Harry Potter, nonché per la sua marina. Ci colpisce il numero inusuale di ristorantini etnici, alcuni anche italiani, come il Ciao, e il Danieli; noi preferiamo il Jaipur, un indiano, e restiamo soddisfatti. Una passeggiata sulla spiaggia, resa più profonda dalla bassa marea, chiude questa giornata, e già ci rammarichiamo per il prossimo ritorno in patria.
Giovedì 19 Agosto.

La sveglia suona alle 6 e 30, colazione continentale questa mattina, ormai di eggs and bacon non ne possiamo più. Alle 8 siamo davanti alla club house del Portmarnock Golf Club fondato nel 1894 come il Royal County Down, e come quello molto caro, 165 euro per un green fee. Speriamo di non dover pagare solo la storia! Il vento tira fortissimo già sulla buca 1 che costeggia l’oceano e non è riparata da dune di sabbia come il Portmarnock Hotel & Golf Links.
I piccoli e profondi bunker sono pronti ad accogliere i nostri colpi nel vento: sembrano studiati apposta; le prime tre buche vanno via così con due bogey ed un par. Alla 4 facciamo passare due membri del Club di 80 e più anni, con il caddy, che premevano da dietro! Adesso siamo soli nel vento, alle prese con un campo non impossibile a prima vista, abbastanza piatto, ma su cui sembra impossibile prendere nei colpi regolamentari i green a forma di panettone, e quando la palla finalmente vi arriva è facile chiudere con tre putt per il vento che condiziona anche questa parte del gioco. Ci fanno compagnia, oltre alle solite grosse cornacchie nere che abbiamo trovato su tutti i links, degli uccelli simili a beccacce, ma con zampe più alte e becchi più lunghi per entrare nel terreno alla ricerca di lombrichi.
La pioggerellina (doccia d’agosto) qui diventa fastidiosa per il forte vento, poi il cielo si apre, solcato ogni cinque minuti dagli aerei che decollano dal vicino aeroporto di Dublino.
Facciamo sempre più fatica ad avanzare e anche il punteggio peggiora via,via. Le ultime due buche, con la pioggia che aumenta, sono un calvario (sportivo, ma sempre calvario). Abbiamo completato il percorso in 3 ore e 45 minuti, e stimiamo che i due vecchietti davanti a noi devono aver finito da almeno mezz’ora. Incredibile!
Saliamo in club house per bere un caffè e mangiare un sandwich e restiamo delusi dell’ambiente, spoglio, freddo, poco frequentato; se davver è uno dei 4 campi più belli d’Irlanda con l’Old Corse di Ballybunion, il Royal County Down ed il Portrush (Ulster), oggi non l’ha dato a vedere.
Abbiamo tutto il tempo per andare all’aeroporto e imbarcarci per l’Italia solatia.